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Un engagement au service de combats intellectuels : des prises de position, des coups de coeur, des coups de gueule, mes poèmes.

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Vivere

TchatcheBlog: Poesia
        VIVERE

Non so se la ferita infame del mio cuore
Verrà un giorno
Verso te da te da me a te
E se ripartirà il sibilo del treno che
Sento dalla mia casa, sì, ripartire ancora più lontano
Non so se
I singhiozzi del mio cuore
Le nervature del mio corpo
Scompariranno nel buio delle ceneri
L’incendiario vapore di un amore di cristallo
La fronte forata da pallottole che non si vedono da pallottole che non si domano
Non so se questi fantasmi in lontananza stiano per tornare
E se un giorno ‘sta casa stia per
Crollare
Cadere
In quest abisso dove tutto diviene possibile
Perché ignorare mentre tutto è solo una conoscenza
Effimera e profonda

Nei fondi in campagna sotterrata in un cielo azzurro

Nel mare dei Carpazi e i monti del mare

La terra è una madre il cui seno

Bianco divenuto celeste

Dalla sventura della botta di un burattino

E il gomito divenuto blu però senza sapere il perchè

All’estremità della galleria del convoglio elettrico

Un lampione-fiaccola come se ne vedono

A Parigi la città delle Luci quanto è stata salutata

E mai sulle fortezze sui merli del castello della vita
Si era scorso
Tale sentiero tale comignolo

Sul fortino sotto le fortificazioni dove

Si mastica rimastica rimugina e strappa il

Rancore incredibile di un cuore buccato dalla

Spada

Del battente che muove all’assalto della cittadella

La sentinella non si muove

In cima della sua scarpata in cima della sua collina

E se si trovasse aggredita credo che se ne andrebbe via

Le braccia agiterebbe in lontananza

Senza farsi vedere

Per farsi vedere dagli altri

E scapperebbe via dalla galleria in fuoco come

Si esce

Su un letto sotto una coperta

Il corpo di una vittima lacerata

Dalla falce non quella del fattore che si scorge in lontananza

Presso al camino che brucia quest inverno

Ma quella di una Donna che alcuni corteggiano

Questa polvere che copre le rime della vita e

Fa che da poesia mi metto alla prosa

Non è che questa galleria di cui ho appena parlato

Perchè impazzito dalla grandine delle sventure della vita

Non so

Qual’è questo treno dov’è’l mio destino qual’è la mia destinazione

Per quanto tempo ancora già sempre mai

Se la gengiva

È viva

Il cuore un pò bruciato le guance in fuoco e la mente infiammata

La vita lei è sempre così sul rogo

A divorare i suoi giorni i giorni degli uomini felici

E disgraziati

E se con la sola potenza di una parola di un ammicco

Posso vedere in quest indizio tenue

Un messaggio umano umanista umanitario

Allora in ogni cosa è possibile

Scorgere ciò non si vede pure essendo quà

Lo stile è il paesaggio

La bellezza il colore del cielo

E le cose qui con me accanto a me

Non sono con un altro nè lontano nè mai quà

Non so ancora se la vita mi conosca ma io so benissimo

Che se mi conosce allora verrà il giorno

In cui mi riconoscerà mi riconoscerà il diritto

Di non avere

Bruciato tutte le ore alla stessa cadenza questo diritto

Di avere

Toccato col pollice coll’indice i saggi di quell’epoca  o di quelli del passato

Che mi hanno sempre dato l’immagine di grandi Uomini dal basso dei loro sepolcri

A fior di penna magica da cui è uscita

Una miriade di parole di forme e di segni

Hanno oltrepassato la galleria e sono arrivati in questa luce che accettiamo di dar loro

Per render loro l’omaggio che hanno ben meritato

Verrà il giorno in cui tutto ciò sarà.


F.M. - 07/2003

(texte protégé INPI)

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